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Nome: Ricardo Madrid
nato a Santiago del Cile nel 1949, sono arrivato in Italia nel 1974, vivo in Ancona dal 1976
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I miei musicanti vestiti da babbo natale sono ormai datati e quindi provvedo
I quattro bei ragazzi della foto hanno partecipata al così detto “Summit de Berlino”. Abbiamo fatto le medie e le superiori insieme e ci siamo trovati per passare insieme capodanno, i fili, in tutti questi anni, non si erano spezzati e quindi è stato bello e divertente.
Nel frattempo il Ministro Brunetta ha dichiarato che gli impiegati pubblici si vergognano di dire ai propri figli che fanno il mestiere che fanno. Una bella risposta è quella data da mia figlia nel suo blog e mi basta. Quello che non mi soddisfa è costatare la perdita di capacità di indignarsi da parti di tutti quelli che fanno bene il proprio lavoro nell’Amministrazione Pubblica. I farraginosi meccanismi burocratici di questo paese non sono stati inventati dai dipendenti pubblici, ma dalla classe dirigente, della quale Brunetta fa parte. L’incapacità di riformare il sistema non è colpa dell’impiegato del catasto. Il tutto sarebbe molto più semplice se Brunetta sapesse di cosa sta parlando ma, purtroppo, non lo sa e allora mete in mezzo i figli che credo lui non abbia.
Per fortuna c’è stato il Summit di Berlino nel quale ci siamo ricordati di quando, giovanissimi, iniziamo il cammino che ci portò ad avere coscienza della nostra dignità, di quando abbiamo iniziato ad aver capacità di indignarci, di quando abbiamo imparato a dire no quando è no e si quando è si ma soprattutto di quando abbiamo imparato a dire quello che si pensa e a fare quello che si dice. Per essere conseguenti con tutto ciò i quattro di Berlino abbiamo pagato un prezzo “altino” ma siamo ugualmente sereni e sorridenti quando ci guardiamo allo specchio o quando guardiamo i nostri figli. Mi dispiace per te, Brunetta!!

Ecco i "miei" musicanti in versione natalizia


In italiano per indicare la figlia di un figlio si dice nipote e nello stesso modo si dice per chiamare il figlio di un fratello o di un cugino. In spagnolo invece il figlio del figlio si dice nieto e gli altri sobrino. Quindi dando notizia su Facebook della nascita della bellissima Lorena – nipote (nieta) di Lorenzo - mio “cugino ritrovato”, molti hanno creduto che fossi diventato nonno. Non è così, si tratta soltanto di una sobrina, grazie comunque per l’affetto che mi avete dimostrato. L’allegria per la crescita della famiglia Madrid è grande lo stesso. Un abbraccio a Lorenzo – il nonno vero – che sicuramente mi legge.
... e se Brunetta ti sorprende su Facebook durante l'orario di lavoro????
Una storia di vita
Un amico mi ha chiesto di celebrare il suo matrimonio e quindi ,con delega del Sindaco, ho indossato ufficialmente per prima volta la fascia. La verità è che ero più emozionato io che i contraenti … E siccome ogni rito ha bisogno del suo discorso, discorso c’è stato: ho ringraziato per avermi scelto e ,dato che lo sposo è un bravissimo fotografo, è stato naturale e facile augurare alla coppia una vita luminosa.
Una storia tutta italiana : o perlomeno dell’Italia di questi tempi
Sandro Bondi, che sarebbe il Ministro della Cultura del nostro Paese e che oltre ad essere stato il portavoce di Silvio scrive anche poesie, ha nominato un “consulente del Ministro” per le politiche che riguardadono i musei ed i siti archeologici del più grande giacimento culturale del mondo (cioè l’Italia). Si tratta di Mario Resca già Presidente ed Amministratore delegato della McDonald’s , (Si! Quella delle hamburger). Uomo, si dice, di notevole esperienza manageriale nel campo finanziario, della moda e sembra anche dell’editoria … Qualche tempo fa il direttore dei Musei Vaticani aveva previsto tutto: “vuoi vedere che ci nominano uno uscito dalla Bocconi che d’arte non capisce nulla” aveva profeticamente detto. E vista la fonte “profeticamente” ci sta giusto.
Una storia di Città
Paloma impegnatissima nella campagna per le primarie a Bologna per scegliere il candidato PD a Sindaco. Presiede, insieme ad altri tre amici, il comitato elettorale di Virginio Merola, uno dei contendenti il tutto all’insegna di: “largo ai giovani”. Il candidato appoggiato dal vertice Romano è un altro e quindi la battaglia è difficile e la strada in salita, ma i ragazzi si stanno dando da fare con entusiasmo e creatività. La nomenclatura comincia a preoccuparsi. Sembra sia stato convocato Romano per contrastare l’intraprendenza giovanile. Si vedrà nei prossimi giorni.
Una storia di quartiere
Nella banda musicale (la mia banda) è andato via – diciamo per limiti di età -l’anziano musicista che suonava i piatti, ma siccome erano suoi se li è portati a casa e ci ha lasciato senza lo strumento. Un dramma. Viste le finanze del sodalizio musicale, comprarli nuovi significa per noi spendere un patrimonio (da € 450 in su). Quindi riunisco il direttivo. Domando al Maestro se è possibile andare in giro senza piatti e mi dice di no, non è possibile. Domando quanto costano e mi dicono la cifra. Domando se ci sono i soldi in cassa e mi dicono di no, per questo non ci sono. Mi atteggio a manager e ordino di comprarli lo stesso subito e buoni, “poi si vede …” aggiungo. Il giorno dopo il Vice Presidente della Banda mi contatta per dire: “comprati i piatti e buoni “ ma, soprattutto, c’è una “buona notizia” è arrivata la richiesta di un nuovo servizio da svolgere. E aggiunge “E’ morto uno zingaro” e la famiglia vuole la Banda al funerale, per ringraziarci ci faranno un omaggio in denaro, i piatti sono salvi.
Ben trovati. E’ sicuramente troppo il tempo passato senza aggiornare questo blog e non intendo esibirmi in una serie interminabile di alibi, è tutta solo colpa mia e quindi mi perdono da solo. Mi sono semplicemente distratto un attimo. Andiamo avanti. In questa sede non parlo normalmente di politica o perlomeno non direttamente. A dire la verità è particolarmente difficile mantenere l’impegno … Come si fa? Siamo in un attimo diventati tutti “abbronzati” e siccome la battuta non ci ha fatto ridere ci hanno dato anche dell’imbecille! Pazienza. Una consistente maggioranza di italiani che meritano tutto il mio rispetto hanno voluto questo. Se lo tengano. L’unico non piccolo problema è che me lo devo tenere anche io. Chi lo sa cosa ci aspetta per la prossima befana aziendale … perché tanto è così, le dichiarazioni che si sentono in TV – battute comprese -sembrano un briefing con il capo marketing di una media azienda di prodotti scarsamente innovativi. Punto. Alla faccia dell’ “energumeno tascabile” ed in attesa che dal primo di gennaio mi decurtino lo stipendio io cerco di fare tutto il mio lavoro il meglio possibile e quando arrivo a casa provo a “pulirmi il cervello” con un metodo del tutto singolare: ho deciso di imparare a suonare il clarinetto, me lo sono comprato e vado a lezioni con un gruppo di ragazzini dai 7 agli 11 anni molto più bravi di me. Loro, grazie a Dio, non sanno nemmeno chi è “La Gelmini” e non sanno, ad esempio, che la Ministra dichiara spesso di non capire perché gli studenti protestano e quindi non sanno che il problema è proprio quello: non capisce. Il corso di clarinetto è gratuito e viene finanziato con i modesti proventi della banda musicale che presiedo, pertanto non corre alcun pericolo che gli vengano tagliati i fondi. In questo senso sono contento, molto contento, la pulizia del cervello è gratuita ed assicurata.
Se Ariel Dorfman, involontariamente, mi ha inibito nelle mie avventure letterarie, Bruno Bravetti (BB), al contrario, mi ha chiesto ed ospitato un mio racconto (l’unico pubblicato) nel suo libro “Conosci il mondo e lo spirito che lo abita” e così, indirettamente, la stampa locale - e non solo questa - si è occupata benevolmente del mio timido scritto.
In questi giorni BB esce con un nuovo libro dal titolo “Stoccafissando - una storia di amore anconitana” - nel quale rende conto di una sua approfondita ricerca che dura da anni e che riguarda l’identità della città adriatica, ricostruendo storia, aspetti culturali e sociali dello stoccafisso ed i suoi dintorni.
Il percorso non è semplice e non è breve anche perché Bravetti è uomo rigoroso: … nel 1431 il mercante Veneziano Petro Querino naufrago alle isole Lofoten (Norvegia) scopre questo merluzzo disseccato all’aria: lo stoccafisso… e da lì in poi BB ripercorre ogni aspetto possibile ed immaginabile della vicenda.
Bruno questa volta ha voluto inserire nel testo una lunga citazione di un mio articolo sull’identità culturale e quindi di nuovo vado a finire in note e recezioni… Dico “grazie”.
BB è anche un mio collega e quindi posso apprezzare con cognizione di causa la grande capacità che ha di ritagliarsi tempo da dedicare a sé per non restare inchiodato nel solo lavoro (quello retribuito), cosa che per l’attività che svolgiamo, non è facile. Dico: bravo.
BB è uno che si fa leggere con piacere e quindi le 138 pagine le ho consumate in un fine settimana che è diventato così un fine settimana particolarmente gradevole. Dico: al prossimo libro.
Ho sempre affermato che le radici sono anche cose molto semplici come lo sono un aroma, un condimento, un insieme di colori naturali… e così “stoccafissando” rivela come questo particolare modo di cucinare lo stoccafisso sia diventato una
radice comune e quindi identità per la gente di questa terra. Naturalmente il tutto diventa “identità” vera quando si prende coscienza e si riconosce collettivamente come tale e quindi BB ha introdotto, con il suo libro, valore aggiunto di tipo culturale alla tradizione. Non per caso è anche il Presidente dell’Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana anche se nel volume racconta simpaticamente come, da bambino, non potesse vedere questo piatto allora povero.
Come mi succede ogni volta che mi capita tra le mani un libro di Ariel Dorfman, anche adesso, leggendo il suo racconto di viaggio “Memorie del deserto” mi si è scatenata una reazione che non ha a che fare solo con i sentimenti o la memoria profonda. No, si tratta di una sensibilizzazione proprio fisica che si manifesta con una certa sottile ed improvvisa ruvidezza della pelle e che, man mano che procedo nel testo, si trasferisce nelle pareti dello stomaco piuttosto che sul cuoio capelluto. Sarà che con Dorfman sicuramente ci siamo incrociati in qualche aula universitaria o in alcuna delle interminabili riunioni politiche nelle quali si discuteva di come cambiare il mondo, sarà che tanti suoi amici sono anche mie vecchie conoscenze. Cosa più importante ,credo, è che spesso le sue sensazioni sulla dittatura, sull’esilio o il bilinguismo, sulla ricostruzione della democrazia in Cile, oppure sulle persone, sono in sostanza, generalmente, le mie identiche sensazioni. Non volendo peccare di presunzione, aggiungo una fondamentale differenza: lui, essendo un bravo scrittore ed un raffinato intellettuale, esprime organicamente queste sensazioni con seducente chiarezza, cosa che a me naturalmente non capita.
Il mio caro amico B.B. che ama e rispetta le diversità, che viaggia con curiosità raffinata e riflette con serietà sugli interessi degli altri, tempo fa mi aveva offerto di prestarmi questo libro sapendo che era necessario che lo leggessi, ma io con colpevole superficialità non diedi molta importanza al suo gesto e adesso, quando ha visto il testo sulla mia scrivania, mi ha fatto notare con una punta di sana ironia come avessi perso due anni … tanto quanto tempo era passato dalla sua segnalazione. Ed ha ragione.
Come tutti i cileni della mia generazione sono stato educato con delle certezze che portavano ad ignorare il grande deserto che si trova nell’estremo nord del mio paese di origine. Infatti, al contrario, il verde era sempre sinonimo di bello, l’acqua sinonimo di vita, l’oceano sinonimo di forza. L’inconscia ed obbligata conclusione quindi era che quella interminabile ed aridissima zona, dove, tra l’altro - e non è un particolare trascurabile - si è sempre prodotta tutta o gran parte della ricchezza del Cile, quella infinita sorgente originaria di ogni gioia e di ogni dolore era, e di fatto è sempre stata per tutti noi, solo assenza, solo desolazione.
Qualche anno fa ebbi una prima intuizione e scrissi un “raccontino” che chiamai “Deserto negato”: un grido di dolore o di rabbia per il fatto semplice che ero venuto via dal Cile con improvvisa violenza non avendo fatto in tempo a calpestare il nostro deserto. Non solo, dolore e rabbia anche perché arrivato in Italia ero andato in Libia per impegni politico-diplomatici ed un minuto prima di potermi addentrare in un altro deserto, mi era stata negata la possibilità da un solerte e gentile funzionario che aveva altri programmi a suo giudizio più importanti di quello di sprofondare nella sabbia.
Il fatto è che, come al solito, Dorfman afferma qualcosa di simile e cioè che fino a quando visse in Cile sottovalutò sempre la necessità di percorrere, di toccare con mano, quella frontiera dell’esistenza. E allora nel 2002 parte in compagnia di sua moglie Angelica e dall’alto della sua maturità va incontro all’assordante silenzio di una terra che è lì da sempre e che lo attende. Una terra che risponderà con grande pazienza e schiettezza alle tante domande che in questi ultimi 30 anni Dorfman diligentemente aveva preparato.
Nel mio precedente post è arrivato un commento di Celina che risulta essere una mia cugina (sorella di “Lorenzo ritrovato”) della quale io non ricordavo l’ esistenza, perché nelle famiglie grandi capita anche questo, (mio padre era il più piccolo di 9 fratelli arrivati a vita adulta e mia madre ne contava 5 e soprattutto ognuno con tanti figli). Celina (non so perché, ma la immagino dolcissima) mi rimanda ad suo sito e vengo a sapere che lei ed il marito (comunicatore, pittore, grafico) sono gli animatori di una chiesa evangelica. Il tutto potrebbe sembrare la traccia per il prossimo programma di Raffaella Carrà. Allora concludo che non è possibile avere dei cugini dei quali non si conosca l’esistenza e mi sono posto l’obiettivo di ricostruire la struttura familiare constatando subito che sono diversi quelli dei quali ignoro il nome e la vita. La cosa non è per niente semplice, in quanto ho cugini che hanno più di 80 anni e naturalmente nipoti che sono molto più grandi di me, ci proverò lo stesso e chiedendo aiuto in giro per il mondo. A questo punto ho una fiducia incommensurabile in internet. Il lavoro sarà sicuramente lungo, ma intendo un giorno poter dire a mia figlia:”ecco, questa è la tua famiglia”
Certo che il web può giocare dei brutti scherzi alla memoria. Parlo delle immagini, parole, suoni.. che ti scuotono e fanno tornare vivi quei fatti che hanno determinato il proprio modo di essere.
Se dico che navigando senza meta nella rete trovo il Blog (purtroppo in portoghese) di un cugino che ho visto solo una volta in vita mia essendo lui nato e sempre vissuto in Brasile? Se dico che questo cugino fino a poco tempo fa era uomo di fiducia di Bill Gate in Brasile? Se dico ancora che girando nel suo blog ho trovato una vecchia foto in bianco e nero sul programma TV “Mangiando con le stelle” del quale ho già parlato in Condoricose e che l’ho fatto per raccontare che mio padre cercava di spiegarci cos’era la televisione - che noi non conoscevamo ancora - descrivendo per filo e per segno questo programma, prodotto a Rio de Janeiro da suo fratello e cioè dal padre di questo mio cugino ritrovato?
Se dico che, da piccolo, sognavo di notte questa “scatola magica” che ci avrebbe portato a casa le immagini di quanto accade nell’intero universo? E se aggiungo che quando, già quindicenne, alla domanda della solita zia rompi tutto “cosa vuoi fare da grande?” rispondevo con una certa convinzione “il tecnico TV” ma che più che altro dicevo questo perché mi lasciassero in pace… e che quindi non si capisce perché non mi ero inventato un’altra risposta? Oppure se dico che, (com’è – come non è) all’università finii ideando, programmando e conducendo un programma TV chiamato “Nosotros” organo informativo ufficiale della Federazione degli Studenti… e che (com’è - come non è) in Ancona finii partecipando come ospite fisso in un programma sportivo di una Tv locale…. senza sapere se il calcio si gioca con una palla tonda o quadrata…?
Se dico tutto ciò, insomma, forse ai miei pochi ma cari lettori non fa alcuna impressione, ma a me la rete continua a sembrare un miracolo e credo così sarà per sempre. Quindi, per finire, “rubo” - e per il furto chiedo scusa a Lorenzo - e pubblico la foto.
